E non per un dio ma nemmeno per gioco…per questo giurai che avrei fatto il dottore

   Giornata del donatore   

dalla rubrica “Il Dr. Divago” di Pepito Sbazzeguti del nostro periodico “Il Globulo” di Gennaio 2007

E così un altro pezzo di storia dell’Avis Marsciano si è fermato. Ha visto, anzi da buon dottore quale era, ha fatto nascere la nostra sezione, l’ho guidata per tanti anni, ha sempre accompagnato ogni attività, ogni evento. E’ curioso quanto forse fisiologico in momenti come questi, quando tutti noi tocchiamo con mano la storia, ne siamo partecipi, ci si ferma sempre e si guarda indietro. Si cerca di rivivere, di ricordare. C’è chi ricorda con la propria mente e chi invece deve affidarsi al racconto, all’archivio. Una delle parti più significative della vita del dottor Cavalletti sta nel libro “L’ Avise è l’ Avise”, nello scorrere di quelle pagine si legge la passione e la bravura di un autentico personaggio della nostra Marsciano.

Mi ricordo una domanda di uno studente, anzi di un bambino delle elementari: dopo che i relatori (grande parola se si pensa ai due in causa, ovvero Ilio e il dr. Pietro Cavalletti) illustrarono la storia dell’Avis, alla fine del racconto, l’alunno alzò la manina e chiese bellamente: “Ma perché hanno fondato l’Avis?”. La domanda spiazzò tutti, compresi gli avisini. Nel loro sorriso quasi imbarazzato si leggeva l’unica risposa possibile: “Perché non si poteva non iniziare!”. E in questo c’è lo stesso spirito del vero fondatore, probabilmente il dottor Angelo avrebbe risposto proprio così, era questo il suo stile. Poca appariscenza, molta sostanza.

La grande presenza dell’Avis nel territorio marscianese è la dimostrazione di come negli anni si sia lavorato tanto e bene senza troppe celebrazioni ma con la voglia di rendersi utili alla causa. D’altronde la donazione di sangue è anonima e non lascia tracce all’esterno: noi donatori non possiamo ostentare il nostro volontariato, anzi, dato che l’unico segno tangibile sono due buchi nelle vene, rischieremmo di passare due orette a spiegare ai carabinieri che l’eroina non fa parte dei nostri vizi. Il donatore non ha divisa, non ha scafandri di amianto e anfibi anche d’estate e non si lancia per le strade alla guida di furgoni con sirena, il tutto per far vedere agli altri che anche lui si impegna. Il donatore non mette in mostra, agisce. E chi come me ha conosciuto meglio di me il Nostro, sa bene che questo è il suo ritratto, che questa voglia di fare è l’insegnamento più grande che il Presidente (quello con la P maiuscola) ha lasciato agli sbarbatelli (anzi, pensando al presidente attuale andrebbe coniato il termine “scapellatelli”) di oggi, e c’è da dire che la lezione l’hanno imparata.

Un concetto che va puntualizzato, però, è che il sottoscritto non ha frequentato poi tanto il Dottor Cavalletti: è stato sì il mio medico di famiglia ma in quello studiolo ci ho sempre bazzicato poco. Sarà che sono fortunato, sarà che anche per me la classica frase “nnè niente!” era più che giustificata. Però il personaggio ha sempre suscitato in me molta curiosità. Per un bambino anche solo la casa del dottore era un mondo pieno di segreti. Il boschetto, il viale con la curva cieca per entrare, e tutto incastrato nella Marsciano industriale e “moderna”. Una volta varcato quel cancello in via Veneto il fuori sembrava non esistere. Per non parlare dell’interno, del figlioletto Pietro che a qualsiasi ora lo cercasse mio padre non c’era mai, e che io immaginavo disperso in qualche meandro remoto della casa, i vocalizzi di una cantante lirica che echeggiavano per la casa, quasi che sembrava un fantasma (chissà poi chi era). Dopo che il dottore è andato in pensione, come medico di famiglia mi è stato attribuito ovviamente il dr. Pietro che nonostante i tempi ha mantenuto intatta l’indole del padre: ogni volta che mi presento nell’ambulatorio la prima domanda del medico è sull’ultima release di un qualche videogioco di ruolo, poi si passa ai programmi Peer-to-Peer (quelli per scaricare i film, in pratica) e alle novità delle connessioni internet. Un modo moderno per farmi capire che tanto “nnè niente” neanche stavolta.

Solo col passare degli anni e grazie anche al contributo del libro avisino sopracitato, ho scoperto chi è stato veramente Angelo Cavalletti e posso veramente ben dire che se n’è andato un pezzo di storia. Ma il dottore ne ha scritta talmente tanta di storia che per questa volta possiamo pure perdonarlo se non continuerà.

 

 


Durante la festa del donatore del 30 settembre 2018 abbiamo intitolato la nostra sede al Dr. Angelo Cavalletti e vogliamo ricordarlo anche pubblicando questo articolo scritto in suo ricordo, poco dopo la sua scomparsa, da Pepito Sbazzeguti alias Paolo Cintia.
Ilio Cintia lo ha incorniciato e lo ha regalato alla signora Lorenza, moglie di Angelo, durante i festeggiamenti.

 

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(Ilio Cintia e Lorenza Ricci)

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