Perchè è importante programmare le donazioni?

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La risposta degli italiani agli appelli alla donazione delle ultime settimane è stata molto elevata. Segno, questo, della solidarietà e della sensibilità che i cittadini hanno saputo offrire anche in un momento così delicato.
Non possiamo che ringraziare infinitamente tutti quelli che hanno dato il proprio contributo o hanno manifestato la volontà di diventare donatori.
Contestualmente però la richiesta di sangue da parte degli Ospedali è diminuita per la sospensione di molti interventi chirurgici e di terapie non urgenti, differibili. Pertanto l’urgenza che si era immediatamente manifestata per i dubbi e le legittime perplessità di molti donatori, relativamente ai rischi connessi alla donazione, è rientrata e le scorte sono state compensate assicurando sangue ai pazienti cronici e disponibilità per emergenze di breve periodo.

Quindi ora la parola d’ordine è “programmare” per garantire continuità e stabilità del nostro sistema. Inoltre, secondo le disposizioni governative di contenimento del contagio, è etico che anche la raccolta movimenti il minor numero di persone/donatori possibile e questo rende ancor più cogente la chiamata programmata secondo le necessità di scorta di sangue e limitando in questo periodo l’accesso alle sedi di raccolta ai soli donatori periodici.

Dopo la chiusura dell’ospedale MVT di Pantalla, i nostri soci donatori sono stati dirottati verso l’ospedale di Perugia per effettuare le donazioni. Si può accedere soltanto con prenotazione e ogni AVIS ha modo di prendere un numero limitato di appuntamenti giornalieri per i propri soci. Stiamo provvedendo a convocare i donatori con gruppo sanguigno per il quale le scorte scarseggiano e per garantire così stabilità al sistema di raccolta.

Questa nuova situazione ci ha stravolto a livello mondiale cambiando tutte le nostre abitudini tra cui quella di decidere autonomamente il giorno in cui andare a donare il sangue. Da oggi (per il momento) non è più così: si può accedere al centro trasfusionale solo su prenotazione e sarebbe preferibile rispondere attivamente e in breve tempo alle chiamate di AVIS.


Detto ciò, cerchiamo di fare ancora più chiarezza in merito alla necessità di programmazione riportando alcune domande frequenti sorte in questo ultimo periodo.

Perché non posso donare subito e mi è stato chiesto di programmare la mia donazione nelle prossime settimane?
Come comunicato dal Centro Nazionale Sangue nei giorni scorsi, a seguito dei numerosi appelli delle istituzioni su tutto il territorio nazionale si è registrato un surplus di unità di sangue. Ecco perché è opportuno smaltire prima queste scorte.

Per quanto tempo è possibile conservare il sangue?
I globuli rossi vengono conservati in appositi frigoriferi a una temperatura fra i +2°C e i +6°C, per un massimo di 42 giorni.

Non tutti i gruppi sanguigni sono diffusi allo stesso modo tra la popolazione.
In Italia, per esempio, quello più comune è lo 0+ (40%), seguito dall’A+ (36%), B+ (7,5%), 0- (7%), A- (6%), AB+ (2,5%), B- (1,5%) e AB- (0,5%). Per questo il fabbisogno e la disponibilità di sangue sono strettamente correlati a queste percentuali.
Esistono, poi, i cosiddetti gruppi rari, il cui assetto antigenico viene riscontrato al massimo in un individuo ogni 1.000/5.000 soggetti esaminati.


Perché molte Avis stanno invitando a donare il plasma?
Prima di tutto perché i tempi di conservazione del plasma sono maggiori e possono raggiungere addirittura i 24 mesi. Inoltre, l’Italia non ha ancora raggiunto l’autosufficienza di farmaci plasmaderivati ed è quindi importante incentivare questo tipo di donazione.

È possibile prevedere il fabbisogno di sangue ed emocomponenti?
Ogni anno il Centro Nazionale Sangue, struttura responsabile del coordinamento di tutto il sistema trasfusionale italiano, redige un piano che – sulla base dei dati pregressi – è in grado di calcolare una stima del fabbisogno futuro per ogni regione e provincia autonoma.

Che cosa accade se una Regione o un’azienda ospedaliera non sono autosufficienti?
Scatta il meccanismo detto di “compensazione”, secondo cui le Regioni (oppure, a livello intraregionale, aziende sanitarie) che raccolgono più sangue rispetto al proprio fabbisogno, lo cedano a quelle più in difficoltà. Nelle ultime settimane le donazioni sono state così numerose che non è stato necessario ricorrere alla compensazione.

Che cosa accade nel caso di gravi emergenze?
Le Strutture Regionali per il Coordinamento delle attività trasfusionali (SRC) sono responsabili di definire una “scorta strategica” di unità di sangue da utilizzare solamente in caso di maxi-emergenze, e che deve rimanere costante. Quando si verifica un evento che rende necessario far scattare il piano, viene allertato il Centro Nazionale Sangue (CNS), che gestisce, insieme alle SRC, anche gli eventuali afflussi di unità da altre regioni. Se necessario il CNS supporta le SRC per incrementare le attività di raccolta, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, a partire dai rappresentanti nazionali delle Associazioni e Federazioni dei donatori. Quando necessario, inoltre, il CNS coordina anche la compensazione di medicinali plasmaderivati da altre Regioni e si raccorda con le aziende fornitrici di materiale per la raccolta del sangue e di diagnostici per possibili forniture straordinarie.

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